La scuola ripudia la guerra

maggio 8, 2013 § Lascia un commento

 celeste grossi

éLa cultura militarista da anni pervade le attività delle scuole italiane. Basta un esempio per capire la gravità della situazione: le bimbe e i bimbi delle scuole primarie di Pisa vanno in “visita di istruzione” alle caserme della Folgore, in un paese che per Costituzione dovrebbe ripudiare la guerra. L’intrusione delle forze armate nei programmi formativi diventa ancora più pesante nelle scuole superiori dove, nel corso delle attività di orientamento, sono frequenti i corsi tenuti da militari di Esercito, Marina e Aeronautica per reclutare studenti. Ora, per rilanciare l’educazione alla pace e alla nonviolenza (previste dai programmi ministeriali), Pax Christi propone a studenti e insegnanti la Campagna “Scuole Smilitarizzate”. In tre scuole pilota di Venezia, Caserta e Catania si inizia subito. A settembre, la campagna verrà estesa al resto d’Italia.

«Le tappe dell’avanzata dei militari nelle scuole sono numerose. A livello nazionale − prima esistevano “solo” numerosi accordi territoriali fra uffici scolastici periferici, enti locali e distretti militari − ha cominciato il centrosinistra nel 2006, con il programma “La pace si fa a scuola» promosso dalla coppia di alfieri Fioroni (ministro dell’Istruzione) e Parisi (Difesa), che prevedeva la realizzazione di un forum online per mettere in contatto gli studenti con i militari italiani in “missione di pace” in Libano. Poi nella Lombardia formigoniana è arrivato il programma “Allenati per la vita”, brevi corsi di formazione, benedetti dai ministri dell’Istruzione Gelmini e della Difesa La Russa[1], per insegnare la vita militare agli studenti delle superiori: docenti gli stessi militari, materie come armi e tiro, sopravvivenza in ambienti ostili, difesa nucleare, chimica e batteriologica, esame finale una gara tra “pattuglie di studenti”. Sempre Gelmini nel 2009 firma un protocollo d’intesa con Finmeccanica perché le lezioni le tengano direttamente i tecnici della principale industria armiera italiana.. Scrive Luca Kocci su il manifesto del 27 aprile 2013.

«È grave la contaminazione dell’attività didattica con la promozione di una cultura di guerra in cui il soldato è proposto come colui che diffonde la pace e sacrifica la sua vita, sorvolando sul fatto che lo fa armi in pugno, imparando ad eliminare l’altro», considerato come nemico». […] «Proponiamo alle scuole non progetti aggiuntivi ma di inserire nella didattica degli approfondimenti sui temi della pace e della risoluzione nonviolenta dei conflitti», […] e di sottoscrivere il “Manifesto della scuola smilitarizzata”, in cui si legge: «L’istituto si impegna a rafforzare il suo impegno nell’educazione alla pace e alla nonviolenza», […] ad «escludere dal proprio piano formativo le attività proposte dalle Forze armate», […] a «non organizzare visite che comportino l’accesso degli alunni a caserme, poligoni di tiro, portaerei e ogni altra struttura riferibile all’attività di guerra, anche nei casi in cui questa attività venga presentata con l’ambigua espressione di missione di pace», […] a «rinunciare ad esporre manifesti pubblicitari e ad ospitare e a partecipare ad attività delle forze armate finalizzate a propagandare l’arruolamento o a far sperimentare la vita militare agli studenti».

I molti video e materiali predisposti per le attività didattiche si possono scaricare ai link a, b, c.

Nota

1. Ignazio La Russa si è spinto fino a proporre la mini-naja estiva (tre settimane) per i giovani di 18-25 anni ai quali offrire in dono divise e accessori per la guerra simulata.


[1]

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